Miti e leggende di Lanzarote: il Diavolo del Timanfaya

Alessandra Ros

 

Lanzarote come le altre Isole Canarie, cela tra le sue terre milioni di anni di storia e cambiamenti geologici. È stato un luogo di passaggio e un porto per molti viaggiatori durante secoli, ma nonostante ciò girando per le sue strade e ammirando i suoi paesaggi naturali, si ha l’impressione che non ci sia molto altro da vedere che natura.

A differenza di quello che succede in moltre altre località europee dove ci si imbatte continuamente in monumenti imponenti e luoghi culturali creati dall’uomo, qui sembra non essere così, è come se questi luoghi non fossero mai stati vissuti… O quasi!

La bellezza di queste Isole infatti si nasconde bene dagli occhi indiscreti, le storie di chi ha vissuto in queste terre vulcaniche non sono pubbliche ne commercializzate, sono per un pubblico di nicchia capace di avvicinarsi col cuore lasciandosi trasportare dalle loro energie.

In questi posti speciali dove nulla è come sembra, dove chiamiamo pietre ciò che in realtà sono rocce provenienti dal centro della terra e leggende quelli che che per molti sono pezzi di storia, nasce uno dei simboli più conosciuti dell’Isola di Lanzarote: “Il Diavolo del Timanfaya”.

Ma perché questo simbolo è così famoso nell’isola e soprattutto chi è il Diavolo di Timanfaya?

Tutto cominciò nell’anno 1730, durante il matrimonio di una coppia di giovani ragazzi nel paese di Timanfaya. Lui era il figlio dell’uomo più ricco dell’Isola di Lanzarote e la giovane sposa era la figlia di un agricoltore di piante medicinali.

Durante il matrimonio, mentre tutti gli invitati erano alle prese con balli e divertimenti, iniziò a tremare la terra, ed una grande nube di zolfo stava uscendo dalla vicina montagna accompagnata da una pioggia di rocce.

Il vulcano (che successivamente prenderà il nome di Timanfaya) cominciò ad eruttare insieme a tutti gli altri vulcani dell’Isola. Iniziarono ad uscire dalla bocca del vulcano grandi macigni incandescenti che distruggevano qualunque cosa toccassero.

Tutti gli invitati del matrimonio cercarono di mettersi in salvo come potevano e con loro anche i due giovani sposi, ma purtoppo uno dei macigni infuocati colpì la giovane sposa che rimase letalmente schiacciata.

Il suo amato, spettatore impotente di quella terribile scena si mise a gridare in cerca di aiuto, mentre tutti gli abitanti del paese stavano cercando riparo e nel vederlo disperato gli gridavano di andarsene che non c’era più nulla da fare e che la ragazza era già morta e che avrebbe dovuto mettersi in salvo anche lui se no avrebbe fatto la stessa fine.

Il giovane disperato era deciso di poterla ancora salvare spostando l’enorme masso così, guardandosi in torno, trovò una forca a cinque punte ed incredibilmente facendo leva sulla roccia ci riuscì!

Vedendo la sua amata senza vita e sanguinante, il ragazzo vittima di questa disgrazia in preda alla disperazione, la prese tra le sue braccia insieme al forcone a cinque punte e si diresse verso la vallata incandescente di Timanfaya.

soria timanfaya

Scese la notte, una notte di luna piena che illuminava “l’inferno” nel quale si era convertito Lanzarote. Il ragazzo stremato dalle ore di cammino lascio cadere la ragazza a terra, proseguì qualche passo un direzione del suolo ardente de illuminato dal chiaro di Luna, alzò il forcone al cielo e gridò con tutto il fiato che aveva in gola fino a che la lava incandescente non lo fece sparire.

La gente che stava assistendo a quell’immagine struggente dal paese sospirando esclamarono “¡Pobre diablo!”.

Dal sangue che cadde dalla ragazza morta e trasportata dal marito alla valle di Timanfaya nacque per ogni goccia una pianta medicinale, la stessa pianta che coltivava suo padre che in memoria di questi due giovani innamorati decise di darle il loro nome: Aloe come il giovane sposo e Vera la sua defunta figlia.

Oggi l’immagine di quel “Pobre diablo” che disperato alza al celo il forcone poco prima di essere inghiottito dalla lava è l’immagine simbolo non solo del Parco nazionale di Timanfaya, ma di tutta l’Isola di Lanzarote.

La storia moderna del Diablo del Timanfaya

Secondo la cultura più moderna, la storia di questo pendente è in realtá  un’importante ereditá, quella di César Manrique, il grande artista lazaroteño, per la sua amata Lanzarote.

Manrique, nei suoi anni piú produttivi, ha dedicato quasi tutte le sue opere all’isola ed alla gente di Lanzarote. Esempio sono il Monumento al Campesino o i Jameos de Agua.

Il Diavolo del Timanfaya rappresenta l’espressione simbolica piú significativa di questo amore per la difesa e la protezione di Lanzarote.

Manrique lo disegnó come “Guardiano dei Vulcani”, ed il tridente, che porta sollevato, è simbolo di rispetto per questa grande espressione della natura lanzaroteña. Nel tempo è diventato simbolo della conservazione e protezione ambientale dell’isola.

Gli isolani sono soliti regalarlo come amuleto e simbolo di protezione.

Dove trovare l’amuleto

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Sono disponibil due versioni

Diavolo del Timanfaya in Argento

 

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Diavolo del Timanfaya in Argento de Olivina (Peridoto naturale)

 

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